GAULTIER, L’ENFANT TERRIBLE DE LA MODE

Posted on Aprile 21, 2022

Jean Paul Gaultier non è solo uno degli stilisti francesi più famosi, ma un creativo a tutto campo. Simbolo di una Francia diversa, irriverente e moderna pur restando classica, è riuscito a farsi amare in tutto il mondo, spinto dall’appoggio e la fiducia di chi credette in lui fin dall’inizio e dall’amore entusiasta dei suoi clienti. Il fascino di Jean Paul Gaultier è tutto racchiuso nella magia delle sue creazioni che, pur nate per essere “per tutti”, hanno uno stile che le distingue in modo netto e rendono originale chi le indossa.

Jean Paul Gaultier nasce nella periferia parigina, più specificatamente ad Arcueil, il 24 aprile del 1952. Figlio unico di un padre contabile e di una madre cassiera, passa l’infanzia timida e solitaria in una casa popolare della banlieue più grigia, immaginando invece di vivere in un mondo colorato e spumeggiante: quel mondo visto nelle riviste dell’amatissima nonna, che aveva trasformato il suo appartamento in un salone privato di bellezza.

È proprio la nonna a contribuire a quel sano e positivo approccio alla vita del nipote, plasmandone il senso estetico e lasciandolo libero di sperimentare tutta la sua creatività. Una creatività incontenibile che lo portava a bucare le tovaglie di casa per farne gonne e a smontare tende per imitare il velo di nozze della regina Fabiola del Belgio. A quindici anni, colpito dalle vicende dello stilista rubacuori portato sullo schermo dal film Falbalas di Jacques Becker, con i costumi di Marcel Rochas, il giovane Gaultier decide che avrebbe voluto fare una sola cosa nella sua vita: creare vestiti.

Non frequenta una scuola di moda, né un corso per disegno di stile, ma disegna bozzetti ispirati alle Folie Berger su ogni ritaglio di carta e persino sui bordi dei libri di scuola. La sua fortuna è l’ambiente in cui è cresciuto carico di amore e appoggio, la mancanza di studi che lo ha rende curioso, e la voglia di farsi conoscere che lo rende intraprendente, tanto da correre il rischio di inviare i suoi bozzetti direttamente alle case di moda pure se qualcuno poteva facilmente limitarsi a rubare le sue invenzioni. Ed invece, per fortuna, queste capitano proprio nelle mani giuste: quelle di Pierre Cardinche decide di assumere quel ragazzo sconosciuto tra i propri assistenti proprio al compiersi dei suoi diciotto anni. Dopo un anno di apprendistato dal couturier, Jean Paul passa a fare esperienza anche presso altre prestigiose maison di moda francesi, quella di Patou e quella di Esterel, per poi ritornare nuovamente da Cardin. A nemmeno vent’anni, Jean Paul Gaultier diventa responsabile di un atelier Cardin nelle Filippine, nella capitale Manila, per disegnare le linee dedicate al mercato statunitense.

Dopo sei anni di gavetta in giro per il mondo, guidato dalla saggezza di Cardin, Jean Paul decide di propone la sua primissima collezione di moda nel 1974. Ha soltanto 22 anni, già lo chiamano enfant terrible, “il ragazzino terribile”, perché si intuisce subito che diventerà un grande.  Il suo debutto è con una sfilata-evento nella quale il tradizionale ed imperante rispetto dei dogmi lascia il posto a una celebrazione strabiliante di arte e moda, ricca di opposti armonizzati, ispirazioni kitsch stravolte da un senso artistico dai toni eversivi, animato da un coraggio creativo senza eguali che, infatti, lascia il pubblico a bocca aperta. Purtroppo, non i buyer, tanto che lo sconforto che segue all’euforia della prima passerella spinge più volte Gaultier a pensare di rinunciare al suo sogno.

Fortunatamente sa mantenere l’equilibrio e pazientare fino a quando, all’inizio del nuovo decennio, la partnership finanziaria con il gruppo Kashiyama infonde alla sua vena creativa nuovo vigore e, soprattutto, fa esplodere tutta la sua visione con collezioni memorabili, accompagnate da sfilate che sono vere e proprie performance spettacolari. Inizialmente il suo stile è ispirato allo street wear, alla moda “da strada”, al casual adatto a tutti. Ma già dal 1981 in poi si cimenta in un percorso di sperimentazione più originale, creando abiti di grande impatto non solo per la donna ma anche per uomo; infatti, nel 1983 vede il suo debutto la linea di moda maschile.

Nelle sue collezioni risaltano quei pezzi chiave che, nel tempo, comporranno l’alfabeto del suo stile: giacche dalle spalle larghe su pantaloni morbidi; gonne fluenti e trench di tutte le tipologie; stampe a fantasia e over shirt marinière traducono, a loro volta, i temi e le suggestioni che più colpiscono l’immaginario del designer. Astrologia, simboli religiosi, disegni celtici, tatuaggi e influenze etniche si sovrappongono e si contaminano tra di loro destabilizzando categorie e convenzioni sociali, annullando i confini tra i generi e rendendo tutto lecito.  memorabili la collezione dei nudi trompe-l’oeil, quella ispirata al costruttivismo russo e quella Mongola.

La moda di Gaultier si è sempre messa al servizio della realtà nella quale era inserita, riflette e anticipa i cambiamenti sociali in corso amplificandoli, in maniera geniale, sulle passerelle. Un «lui» smitizzato ma felice si presta a questo gioco creativo quasi scambiandosi il guardaroba con quello di «lei», da cui pesca gonne-kilt e maglie dalle profonde scollature, T-shirt breton style e abbinamenti audaci, come il pizzo sulla camicia da sera portata con i boxer, per rimodellare la percezione popolare della sessualità all’insegna della libertà. Allo stesso modo, la donna Gaultier veste castigati trench e smoking androgini indossati con bustier sagomati, prendendosi gioco delle convenzioni.

Lo sconvolgimento dei codici non è riservato solo agli abiti, le sfilate di Gaultier sono sempre uno spettacolo totale: è tra i primi a scegliere modelli e modelle non convenzionali per le sue sfilate; come ad esempio anziani, modelle sovrappeso o cariche di piercing e tatuaggi. Porta l’inclusività nella moda puntando, in primis, sulla molteplicità dei generi. I suoi casting includono tanto l’ipersessualità quanto i transgender, e le sue muse sono a dir poco non convenzionali come Terry Toye, il primo modello transessuale degli anni 80, la cantante lesbica Beth Ditto, la drag queen Conchita Wurst, e l’attrice musa di Almodovar Rossy De Palma. Le sue passerelle pullulano così di personaggi fuori dagli schemi e dalla bellezza non convenzionale: donne mature e modelle curvy, giovani completamente tatuati e persone affette da deformità diventano testimoni di quel messaggio di libertà e di carattere che è, per Gaultier, l’attributo estetico più importante.

Le sue collezioni sono sempre irriverenti, aggressive, originali, creative e non smettono di stupire. Nessuno come lui sa stravolgere le etichette della moda con un’estetica multiforme spalancata sulla sperimentazione, restando sempre, ferocemente, libero. Rivoluzionario quanto basta, è straordinariamente capace di conciliare la provocazione con la sartorialità d’atelier, di mixare la vena surrealista alla cultura trash. La sua moda è l’emblema di uno stile iperfrancese purissimo e autentico, ma i cui dettami classici sono contaminati da un tocco pop e tagliente, dove non ci sono distinzioni e generi e tutto è semplicemente libero. Sovversivo, sentimentale e sorridente contestatario, con un suo gusto iconoclasta che mette in discussione le tradizioni e le reinventa.

Ammirato per il coraggio della provocazione fin dalla sua prima passerella, Gaultier non si è mai fatto scoraggiare dagli imprevisti ma, forte della sua visione sempre positiva, li ha girati a suo favore traendone preziosi insegnamenti per crescere.  Alla prima boutique parigina del 1986 ne seguono altre in tutto il mondo. Nel 1989 declina i suoi codici identitari in chiave junior nella linea realizzata in collaborazione con Elio Fiorucci, e amplifica la sua matrice street nella proposta casual di Gaultier Jean ribattezzata, nel 2004, Jean-Paul Gaultier.

Le categorie merceologiche che portano il suo nome si ampliano nel tempo fino a comprendere accessori, bijoux e soprattutto quei profumi destinati a diventare iconici, non solo a livello olfattivo ma per le suggestive bottiglie che li contenevano. La sua linea di profumi ha una popolarità mondiale. Il suo primo profumo, Classique, una fragranza floreale-orientale per donne, è introdotta del 1993, per essere poi seguita da Le Mâle, per uomo. Entrambi hanno immediato successo e Le Mâle è il profumo per uomo più venduto nell’Unione europea. Jean Paul Gaultier non si ferma mai.

Le sue rivoluzioni di stile debuttano anche sulle ricercate passerelle dell’haute couture nel 1997. In qualche modo le sue proposte più esclusive propiziano il suo primo matrimonio con il gruppo Hermès, a cui cede il 35% del suo marchio, per arrivare poi a essere nominato nel 2003 direttore artistico del pret-à-porter femminile; ruolo che ricopre fino al 2010 e che interpreta alla perfezione fin dal debutto l’anno successivo con una collezione ultra-lussuosa, sporcata appena dal suo caratteristico tocco irriverente.

Un momento importante nella sua carriera è la collaborazione artistica che avvia con la cantante Madonna: infatti è proprio lui a vestire la cantante americana nei suoi tour e i suoi abiti provocanti e ribelli fanno il giro del mondo, proiettandolo nell’Olimpo dei più grandi stilisti francesi di sempre. La loro prima collaborazione, dopo averla avuta quale guest star sulla passerella sfilando orgogliosamente a seno nudo, è per il Blond Ambition Tour. Per il Tour mondiale della cantante crea capi che diverranno iconici, come il reggiseno a cono, già visto nel video Express Yorself, o il body nero indossato durante il brano Vogue.

Oltre a Madonna, crea numerosi abiti anche per Kylie Minogue e per la cantante francese Mylène Farmer. Disegna inoltre molti dei costumi indossati da Marilyn Manson, inclusi quelli del periodo di promozione dell’album The Golden Age of Grotesque. Ma Gaultier è coinvolto nella musica non solo come stilista, essendosi già stato protagonista anche di una sua produzione discografica, un disco di dance music intitolato How to do that; il cui video vede Gaultier al suo tavolo di lavoro, armato di matita, mentre sul foglio si sovrappongono le creazioni indossate dai suoi modelli iconici ai disegni di Thierry Perez.

L’estro di Gaultier non si ferma solo alla musica, ma affascinato dal cinema disegna i costumi per molti film: a cominciare da Peter Greenaway (Il cuoco, il ladro, la moglie e il suo amante, 1989), proseguendo con Pedro Almodovar (Kika, Un corpo in prestitoLa cattiva educazione e La pelle che abito) e Luc Besson (Il quinto elemento); senza dimenticare, oltre alle celebrities che indossano le sue creazioni sui red carpet di tutto il mondo, che Gaultier è il primo stilista a far parte della giuria del Festival di Cannes, nell’edizione del 2012 presieduta da Nanni Moretti.

Gaultier ha portato la sua verve ed energia comunicativa anche in televisione cimentandosi come presentatore; ha infatti co-presentato le prime sei serie di Eurotrash ,show britannico con celebrità, ha commentato per France 3 l’Eurovision Song Contest 2008 ed ha presentato nel 1995 la seconda edizione degli MTV Europe Music Awards.

La sua lunga e brillante carriera gli ha portato numerosi riconoscimenti, quali il titolo di Chevalier de la lègion d’honneur nel 2001 e il Cfda award quale Best international designer nel 2004, oltre ad essere celebrato da numerose esposizioni. La più nota è stata “The fashion world of Jean-Paul Gaultier: from the sidewalk to the catwalk del 2011. La retrospettiva itinerante, partita da Montreal, si dispiega per tutto il suo universo creativo fatto di un senso della moda assolutamente unico.

Nel 2014 Jean-Paul Gaultier mette fine alla sua avventura nel prêt-à-porter con una festa ricca delle sue donne feticcio al Gran Rex di Parigi, il cinema in cui andava da bambino, per assecondare quel desiderio di lentezza che era congeniale alla sua creatività, spossata da anni di fervente attività. Sceglie di continuare a dedicarsi solo all’Alta Moda, che ancora vende benissimo e all’attività di costumista. Nel 2016 realizza oltre 500 costumi per lo spettacolo di rivista THE ONE Grand Show al Friedrichstadt-Palast di Berlino.

Nell’anniversario dei suoi cinquant’anni di moda, all’apice del suo successo, sceglie di ritirarsi definitivamente lasciando, ancora da protagonista, le passerelle con una grande sfilata di Haute Couture al Chatelet theatre di Parigi. Uno spettacolo trionfale sulle note live di Boy George.

Ma ciò non significa che Jean Paul Gaultier smette di produrre idee e di stupire. Infatti, lascia il pubblico con una promessa:

“La maison continua con un nuovo progetto di cui io sono l’ispiratore e che vi sarà svelato prossimamente”.

Stagione nuova, vita nuova quindi. Da allora la maison Gaultier per la sua linea di Alta Moda invita stilisti da tutto il mondo per reinterpretare i codici di Jean Paul in nuove stimolanti collezioni. È il progetto Atelier Gaultier, che debutta nell’autunno 2021 con Chitose Abe di Sacai come guest designer. La seconda sfilata è invece disegnata da Glenn Martens di Y/project e Diesel.  Il progetto nuovo Atelier Gaultier risulta una brillante strategia per dare nuova vita alla maison, concentrando l’attenzione anche su nuovi talenti emergenti che a mano a mano fanno proprio lo stile inconfondibile dell’enfant terrible. Un piano funzionante e stimolante sia per il pubblico che per la critica che applaude la rinnovata energia di una delle Maison di Moda che più di tutte ha saputo far sognare e dato spazio alla libertà.

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